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Radio GAGA: Lo sviluppo dei mass media nella società moderna e la vista di Umberto Eco sui mass media

by Thomas Fischer (Author)

Term Paper 2013 13 Pages

Romance Languages - Italian and Sardinian Studies

Excerpt

Inhaltsverzeichnis

1) Introduzione: Lo sviluppo verso la società di massa

2) Comunicazione nella società di massa

3) Storia dei mass media

4) Il punto di vista di Umberto Eco sui mass media

5) Conclusione

6) Bibliografia

1)Introduzione: Lo sviluppo verso la società di massa

Massa! Che termine inquietante! Nessuno ne vuole far parte. Il contrario assoluto dell’individualità. La parola „massa“ è un prestito dall’ambito fisico. Questo termine desta involontariamente associazioni, negative più che altro. Isacco Newton descrive per primo le caratteristiche fisiche rispettive alla massa. Ad un certo punto la ricerca legata al termine di massa conduce Newton ad un altro termine, a quello dell’inerzia. Tuttavia quel termine perde ogni legame all’inerzia nel momento, in cui il termine „massa“ viene usato politicamente: „masse du peuple“ si usava nel 1792 nel corso della Rivoluzione Francese per denominare il fenomeno della politicizzazione delle „masse popolari“. La maggioranza della popolazione si prende il diritto di partecipazione alle decisioni politiche. Non decide più „l’eletto da Dio“. Nelle „Osservazioni sulla Rivoluzione Francese“ di Burke il termine inglese „crowd“ viene tradotto come „… il mucchio unito… una grande massa…“. Ormai si tratta di uno nuovo strato sociale, che si è creato durante l’urbanizzazione o come effetto collaterale di essa, al quale la società dei strati non era affatto preparata. La pubblicità borghese ebbe la tendenza a escludere „la massa“ dalla formazione e dall’entrare in proprietà di qualsiasi tipo. Tenendo conto di questo fatto si capiscono i legami tra il movimento politico di masse e le questioni sociali: pauperismo, alzamento delle masse. Hegel denomina la massa in questo caso „senza forma“ e la società in cui si crea una massa senza forma „un società mobilizzata“. Nel discorso sociale il termine „massa“ è, quindi, un’innovazione che allora, sul livello sociale provocò grande confusione e insicurezza, ma talvolta destò anche un grande interesse. Il fenomeno di „masse“ si trasformò in fretta da un fenomeno regionale in un fenomeno paneuropeo. Si capì subito che non sarebbe stato possibile trattenerlo in una società che diventava sempre più industriale. Nei suoi studi sulla società L. v. Stein riconobbe „il movimento di massa come un fattore autonomo del movimento sociale“. Questo permise la politicizzazione delle masse, di cui scrivettero ed approfittarono Marx e Lenin. Così vennero a crearsi due blocchi contrastanti, la massa povera e sottomessa da una parte e la élite regnante dall’altra. La borghesia evidenziò sin dal principio le caratteristiche negative delle masse. La psicologia di massa ritiene le masse „il covo del male“ da cui proviene l’esplosione della criminalità (Canetti, Sighele, Tarde) oppure sfrenatezza e annientamento di ogni senso di responsabilità (Le Bon). Una cosa, però, non è stata riconosciuta subito, cioè non ogni raggruppamento di persone è una massa, ma lo diventa solo quando le singole personalità vengono meno e „i sentimenti e i pensieri di ogni singola persona si dirigono verso la stessa direzione (Le Bon)“. L’individualità si disperde, così Simmel scopre nella massa (movimento) una “radicalità senza riguardo”. Alla fine dell’Ottocento la pressione sociale raggiunse tale forza su vasti strati sociali che comparse il fenomeno del „comportamento condizionato dalla massa“ il che funge da indicatore della comparsa d'identificazione collettiva. L’interpretazione sociologica dei fenomeni di massa rivoluzionari e totalitari è stata adottata nell’ambito delle scienze politiche come la base dell’analisi strutturale dei sistemi democratici: „Democrazia di Massa, Comunicazione di Massa“. A partire dagli anni Cinquanta si impone sempre di più il concetto di „ammassamento“ unito con „maneggevolezza non violenta“. Le esperienze dell’inizio del Novecento, col fascismo in Italia ed il nazionalsocialismo in Germania come punti salienti, attestano il valore delle teorie sulle masse influenzabili. Già all'inizio del Novecento l'industria pubblicitaria riconobbe le qualità utili dei mass media e già allora furono creati format che avevano uno scopo ben distinto: suggerire allo spettatore di agire in una certa maniera favorevole ai bisogni del lanciatore del pubblicitario. Questo è un esempio di comunicazione unidirezionale. Il mittente è un'impresa con la sua merce, il destinatario è il consumatore. La comunicazione funziona unicamente in una direzione.[1]

2.Comunicazione nella società di massa.

Alla luce di quanto è stato esposto nel capitolo precedente se ne deduce che negli anni Cinquanta la società si divise in due gruppi: l'élite che prendeva le decisioni e una grande massa di persone che si doveva arrangiare con queste decisioni. Questo meccanismo comporta enormi vantaggi per coloro che “controllano” i mass media per quanto riguarda la formazione dell'opinione pubblica. Il trucco è molto semplice: i fatti vengono presentati “accorciati” e “banalizzati” per fare sì che un vasto pubblico si possa formare un'opinione senza dover comprendere i concetti in tutta la loro complessità bensì basandosi su una versione “piatta” o “unidimensionale” della questione. Negli anni Sessanta O.N. Larsen propose per questo fenomeno la definizione “che un grande pubblico eterogeneo recepisce le dichiarazioni provenienti da istituzioni e trasmesse tramite i mass media ugualmente per tutti i suoi componenti, ammesso che il mittente non conosce il pubblico” (O.N. Larsen: Social effects of mass communication, in: Handbook of modern sociology, 1966). Tutto sommato, non si comunica con le masse bensì si comunica per influenzarle.

3.Storia dei mass media.(liberamente secondo Gorman/McLean 2009 e Poe 2011)

La crescita della popolazione ed i cambiamenti delle condizioni politiche e sociali nell'Occidente ottennero dimensioni rivoluzionarie a partire dall'inizio dell'Ottocento. L'industrializzazione ed il progresso tecnico influenzarono quasi ogni aspetto della vita dell'uomo. Applicato ai mass media ciò significa che fu nato un “quarto potere”. Inizialmente, a partire dalla seconda metà del Quattrocento, la comparsa di un nuovo strumento di comunicazione, della gazzetta, fece sì che sempre più grandi parti della società ottenessero accesso alle informazioni. Tuttavia in quel tempo lo scopo principale delle gazzette consisteva nella vera e propria formazione dell'opinione pubblica ed il giro di lettori fu piuttosto limitato. La generale mancanza di formazione della schiacciante parte della popolazione non avrebbe comunque permesso la diffusione capillare della stampa, ammesso che fosse stato logisticamente possibile. Fortunatamente le cose cambiarono alla fine. Nel 1660 è stata fondata la prima testata in Europa, la “Leipziger Handelsblatt” e presto comparirono innumerevoli successori. La vita quotidiana iniziò a spostarsi sempre di più dalle proprie quattro mura verso “le piazze”. Le caffetterie così come i barbieri esponevano le gazzette nei propri locali, così la stampa riusci a raggiungere anche gli strati borghesi. I temi trattati erano all'epoca piuttosto di natura locale, in quel periodo le gazzette non riportavano ancora le notizie. Le cose rimasero così fino alla metà dell'Ottocento. I reggenti dell'epoca ebbero sempre la paura, che le gazzette avrebbero prevaricato il loro potere di formazione dell'opinione pubblica per i propri scopi. L'industrializzazione, il cambiamento economico e sociale, lo sviluppo di un sistema dei mezzi di trasporto pubblico nonché l'urbanizzazione provocarono involontariamente anche alcuni cambiamenti nel mondo della stampa. Il caffè diede il suo contributo affinché la gente diventasse più attiva e l'invenzione della lampada a petrolio rese la lettura delle gazzette indipendente dai fattori temporali. La costituzione delle agenzie stampa come Havas a Parigi, Reuters a Londra e Wolf a Berlino contribuirono tra 1830 e 1850 in una maniera decisiva affinché la qualità del contenuto delle gazzette migliorasse. Più l'obiettività e l'esposizione dei fatti che l'opinion making conquistarono la posizione principale nel mestiere del gazzettiere. Inoltre la tecnologia si rilevò utile per far sì che la stampa si svilupasse: nel 1844 fu inventato il sistema Morse, nel 1850 fu istallato il primo cavo transatlantico, a partire dagli anni 70 dell'Ottocento il telefono iniziò la sua marcia trionfale e a partire dagli anni Novanta dell'Ottocento la trasmissione tramite segnale radio segna l'inizio di una nuova era mediale. Ma anche la stampa approfittò del progresso tecnologico. Dal momento che migliorarono e divennero più economiche la produzione della carta come le apparecchiature per stampare l'industria della stampa riusci a crescere costantemente. Le condizioni imposte dallo stato divennero meno ostacolanti con tasse inferiori ed inoltre la comparsa della pubblicità fece salire i redditi delle case editrici. In questo contesto si rivela notevole il fatto che negli Stati Uniti già nel 1791 era istituzionalmente instaurata l'assoluta libertà di stampa. Così alla fine dell'Ottocento la stampa diventò un media di massa ossia un mass media. I cosiddetti "baroni di stampa" controllavano il mercato. I loro nomi erano sulla bocca di tutti, Joseph Pullitzer, Wiliam Randolph Hearst negli Stati Uniti o lord Northcliff e suo fratello lord Rothermere in Inghilterra per citarne alcuni. L'allargamento del mercato giornalistico contribuì tra l'altro anche all'elevamento del livello di formazione della popolazione facendo sempre più gola a vasti strati popolari. Gli sviluppi accelerarono in tutti gli ambiti. Le crisi e la guerra incuriosirono la gente e resero assolutamente necessaria la corrispondenza, il che a sua volta fece sì che le gazzette svolgessero il ruolo di attori politici. Ad un certo punto l'intenso flusso informativo insieme alla quotidianità di lavoro cambiarono la vita di tutti i giorni negativamente, cosicché la gente arrivò a desiderare di liberarsi la testa da grandi e piccoli problemi mondiali e a cercarne il distacco. Anche allora la stampa reagì inventando nuovi "format" e ampliando i propri contenuti. Parole crociate e fumetti provvidero a garantire un po' di distensione. La concorrenza interna rese necessari i cambiamenti nell'aspetto esterno per attrarre più compratori. Così entrarono in gioco i colori e immagini, aspetto accativante, l'intrattenimento. La civiltà progredita della parola scritta ebbe concorrenza, nacque il "new journalism", Lyn Gorman e David McLean lo descrivono così: "It was lighter in tone, used headlines and shorter paragraphs, was more sensationalist in style, gave greater coverage of "human-interest stories" (…), and intentionally aimed at a broad, popular audience" (Gorman/McLean 2009, p. 16). Così all'inizio del Novecento si sviluppò un panorama dei "media" (un termine che fu introdotto intorno al 1750) che era in grado di costruire l'opinione pubblica secondo i propri bisogni. La sfera pubblica diventa sempre più importante (Habermas). Temi come tempo libero, sport, moda o tecnologia entrano a far parte dei contenuti. Anche la politica mondiale, soprattutto le guerre, suscitano l'interesse delle masse. I corrispondenti di guerra ebbero l'incarico di informare il fronte interno e trasformarono i loro resoconti spesse volte in storie d'avventura glorificanti. La guerra americano-spagnola/cubana del 1898 è un esempio calzante per tale corrispondenza. Come la società, così anche la guerra si trasformò. Il "total war", la guerra universale ammaliò tutte le società, ma non solo le parti immediatamente contrastanti. Così si arrivò alla Prima Guerra Mondiale durante la quale la corrispondenza fu usata come mirata propaganda di guerra. Il fronte interno andava stabilizzato, paesi neutrali e avversari andavano influenzati. La guerra, ormai da tempo, non era più uno scontro "uomo contro uomo": ormai persino la guerra diventò una parte del movimento popolare: "during the First World War, the natioal news and propaganda media, recognised as potent war weapons, indispensible for manipulating the truth so as to sustain Home Front morale and influence neutral opinion, were... rigorously harnessed (Gorman/McLean 2009, p. 21)". Così furono influenzati le oggettive forze della sinistra e si è tentato a indirizzare l'opinione pubblica verso una certa direzione proprio ai sensi del termine "massa". Dopo qualche anno i propagandisti si ritrovarono davanti ad un problema sempre più evidente. Cioè: i pensieri per sé rimasero liberi, ma gli ostacoli da superare per portarli fino al destinatario smarrivano sempre di più. La radio e il cinema aprivano delle possibilità del tutto nuove, cosicché all'Inizio del Novecento ci fu la prima "rivoluzione mediale" la quale fece in modo che i media "cartacei" avessero concorrenza imprevista e non considerata possibile fino a poco tempo prima, ma che avrebbe tracciato storia dei mass media. Il sorgere dei nuovi media si rispecchio anche nell'ambito politico: "film crossed cultural and national boundaries and created the basis for a global mass culture with the United States in its center" (Gorman/McLean 2009, p. 27). Lo "yellow journalism" conquisto il mondo. Nei giornali iniziarono a venir divulgate verità alla portata di tutti. Sia per iscritto che per mezzo di immagini, anche se il problema con questi media era il maggior impegno per poterne usufruire (comprare di nuovo, impegnarsi nella lettura e nell'arrivare fino in fondo). Paragonata al film, che sin dall'inizio era considerato variegato e rilassante, la lettura si rivela piuttosto noiosa. Inoltre, il film ha una caratteristica che lo mette in vantaggio verso il giornale: "while we read the newspaper only in parts, the moving picture we see complete" (Gorman/McLean 2009, p. 27)". Con film i produttori insieme alla committenza riuscirono a indirizzare la piena attenzione del pubblico sulle immagini in movimento. Tale modalità esisteva già nell'ambito teatrale, ma la principale differenza tra il teatro e il cinema consisteva allora nel fatto che il cinema, al contrario del teatro, mirava a tutti gli strati della popolazione anziché soltanto alla borghesia, anzi, soprattutto agli strati più bassi. Le immagini movimentate galvanizzarono, tanto che nella prima metà del Novecento il cinema riuscì a diventare un luogo di divertimento. La marcia trionfale di Hollywood iniziò. Negli anni Venti si aggiunse ancora un altro media che riuscì ad arrivare immediatamente al destinatario, cioè la radio. In una maniera simile a quella della stampa la radio diede accesso alle informazioni a vasti strati della popolazione direttamente dai propri soggiorni. Ma al contrario del cinema o dei giornali con la radio bastava girare la manopola del ricevitore, et voilà!, la connessione con il mondo era stabilita. La radio come mezzo di comunicazione con le masse è stata efficacemente usata dall'industria pubblicitaria. Comunque tutti i media erano in grado di manovrare la società dei consumi, un fatto a cui la politica faceva sempre più spesso ricorso. I regimi fascisti in Europa lo fecero in maniera esemplare per divulgare le proprie ideologie, non tralasciando però il fattore divertimento. Durante la Seconda Guerra Mondiale la radio è stata usata per disinformare le società avversarie, ma anche per mantenere forte il contatto tra la patria e le forze armate. Nel momento in cui la televisione fece l'ingresso nel mondo dei media negli anni Quaranta, la medializzazione del mondo raggiunse un apogeo temporaneo. Tuttavia il cinema nel proprio appartamento fosse ancora lontano, ma le basi tecniche e di diritto pubblico erano create. La formazione, l'informazione nonché l'intrattenimento raggiunsero un nuovo livello. Questo è il punto di partenza dell'analisi del panorama dei mass media intrapreso da Umberto Eco negli anni Sessanta.

[...]


[1]L'esposizione si basa su: Gründer, Karlfried und Ritter, Joachim [1980], S. 826 et seq.

Details

Pages
13
Year
2013
ISBN (eBook)
9783656559689
ISBN (Book)
9783656559672
File size
505 KB
Language
Italian
Catalog Number
v266067
Institution / College
Free University of Berlin – Romanische Philologie
Grade
1.7
Tags
Mass media Umberto Eco communicazione società di massa storia dei mass media

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