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Il movimento 15m e l'autocomunicazione di massa

Swiss Diploma Thesis 2011 121 Pages

Communications - Mass Media

Excerpt

Indice

Introduzione

1. La resaca strutturale
1.1 Lo spanish dream l
1.2 La socialdemocrazia in piena Crisi
1.2.1 Il lavoro e i giovani
1.2.2 Le banche o le case
1.2.3 Opinioni ed elecciones
1.3 Le reti della societa
1.3.1 La rete mediatica mainstream
1.3.2 L'autocomunicazione di massa e la resistenza reticolare

2. Verso il 15m: il movimento genera movimento
2.1 Yes they could: Maghreb e Islanda
2.1.1 NordAfrica, la rivoluzione epossibile
2.1.2 Islanda, la rivoluzione taciuta
2.2 Siete sudditi! Indignatevi e reagite!
2.3 Preparando il terreno: il panorama madrileno
2.3.1 V di vuoto
2.4 Gioventu senza futuro
2.4.1 Senzapaura
2.4.2 Verso il 7 aprile tra media e Facebook
2.4.3 Il 7 aprile: la prova generale
2.4.4 La risonanza mediatica della mobilitazione
2.4.5 Verso il 15 maggio
2.5 #nonlivotare
2.5.1 Dagli attacchi diffusi.
2.5.2 ...alla rete di reti organizzate
2.6 Stato di malessere
2.7 Democrazia reale subito!
2.7.1 Iprimi,fallimentari, intenti
2.7.2 Pro-mobilitazione cittadina: il lungo nome azzeccato
2.7.3 Scendi in strada! Il lavoro dalla rete
2.7.3.1 La propaganda audiovisiva 2.0
2.7.41 nodi territoriali
2.7.51 media mainstream verso il 15m
2.8 Il 15 maggio

3. Twitter: La Radio Alice 2.0
3.1 @acampadasol: la prospettiva qualitativa
3.2 Le interazioni in Twitter: la prospettiva quantitativa
3.2.1 La crescita del movimento
3.2.2 La connettivita tra utenti
3.2.3 Le comunita
3.2.4 Gli hashtag
3.2.5 L'organizzazione autonoma
3.2.6 Qualcosa di grande, approfondendo la comunita

Conclusioni

Bibliografia

Introduzione

La scelta del movimento 15m e delle relative dinamiche comunicative come oggetto di indagine del presente lavoro e dovuta ad una necessita e ad una curiosita.

La necessita risiede nella volonta di fornire una narrazione alternativa del movimento 15m rispetto alle interessate ricostruzioni mediatiche. Quelle, tanto per intenderci, che non hanno esitato nemmeno a cambiarne il nome, facendo passare, ormai quasi alla storia, il 15m come gli Indignati spagnoli, gli Indignati originari, padri dell'indignazione globale, il neonato movimento #occupy. La necessita e insomma intima e dovuta verso il movimento stesso, perche avendone fatto parte e riuscito a ridarmi quella speranza, in parte sbiadita, che la via dell'azione collettiva abbia ancora un senso e meriti di essere per lo meno praticata, senza comunque garanzie di successo.

E da qui che nasce la curiosita, militante e accademica, di comprendere e svelare empiricamente l'importanza e le funzioni dei social network nel creare il 15m, in particolare prima della sua esplosione come movimento delle acampadas. Durante lo sviluppo del progetto di ricerca, l'evidenza del ruolo avuto dai media mainstream mi ha portato a considerarli in azione combinata, armoniosa o dissonante, con gli strumenti dell'autocomunicazione di massa. Ne risulta un'ampia analisi che attinge strumenti e spunti da differenti filoni teorici delle scienze della comunicazione e della sociologia.

La prospettiva sociologica portante e quella che Manuel Castells ha definito Societa in rete, sistematizzata e approfondita in Comunicazione e potere (2009), da cui traggo l'approccio di ricerca multidisciplinare per questo lavoro. Per quanto riguarda l'analisi delle dinamiche sociali in seno al 15m, di grande aiuto e stato I nuovi movimenti sociali come forma rituale (2005) a cura di Marino Livolsi, la cui introduzione rappresenta un ottimo quadro teorico, utile per descrivere un oggetto per natura sfuggente come un movimento sociale. Inutile dire che la prospettiva dominante e quella dell'osservatore partecipante. Alcuni dettagli sottili ma qualificanti di determinate situazioni si percepiscono solo scendendo in campo, dalla parte giusta. Cio che non ho potuto toccare con mano l'ho ricostruito con gli strumenti dell'etnografia, grazie ai contatti raccolti a Madrid durante l'anno, disponibili a farsi intervistare.

I libri usciti nei primissimi mesi successivi alla mobilitazione sono stati poi utili per raccogliere altre voci di piazza, e opinioni di tecnici del movimento tra cui Carlos Taibo, Antoni Domenech, Inigo Errejon, e gli stessi attivisti universitari che lanciarono il 15m.

Quel archivio semi-strutturato dal nome di Internet e stato infine il mio bacino di ricerca complementare per verificare eventi interni ed esterni al movimento. II web 2.0 spagnolo diventa invece oggetto d'indagine, ed eventuale fonte di informazione alternativa.

Per analizzare tutto il materiale a disposizione - una mole davvero ingente - in varie occasioni gli strumenti della semiotica - in particolare l'approccio narrativo - hanno aiutato a sistematizzare o approfondire un dato processo comunicativo.

Si tratta quindi di un lavoro originale, che studia un movimento che a inizio dicembre conta nemmeno sette mesi di intensa vita contagiosa, sul quale non molte penne si sono ancora spese.

L'analisi si apre necessariamente con uno sguardo sulle condizioni socio-economiche della Spagna attuale, dallo Spanish dream, alla crisi-incubo. La socialdemocrazia di Zapatero prona agli interessi sovranazionali che si sfalda lascia un panorama di sfratti e disoccupazione alle stelle, la linfa del movimento futuro. Il terreno del 15m e invece costituito dalla miriade di movimenti sociali precedenti, in termini di eredita militante, e paralleli, in termini di attivisti o potenziali tali, reti di individui recettivi e proattivi.

Infine, i movimenti sociali direttamente coinvolti nel lancio del 15m rappresentano le radici della mobilitazione. Per crescere dovranno giocare essenzialmente sui due terreni della comunicazione odierna: le reti sociali, strumento di auto-organizzazione e propaganda, e le reti mediatiche mainstream, tese tra le comuni logiche commerciali e le peculiarita di ogni singola testata.

Il movimento 15m in se verra analizzato dalla prospettiva di Twitter, che, grazie alle possibilita offerte dalla raccolta dati in tempo reale, e stato oggetto di numerosi studi, accademici e indipendenti, che hanno analizzato la social netowork parallela alla rete sociale degli accampamenti. Cio ci permettera di trarre alcune conclusioni parziali sull'oggetto in analisi, indubbiamente da ampliare in successivi studi.

1. La resaca strutturale

A causa della crisi finanziaria le banche smisero di prestare denaro e gli investitori smisero de comprare debito.1 Visto che nessuno comprava denaro, si produsse un effetto domino: il consumo si abbasso, si contrasse l'economia,2 le imprese cominciarono licenziamenti collettivi e le famiglie senza lavoro furono espulse dalla propria casa per insoluto.3

Un movimento sociale di massa come il 15m nasce necessariamente in un contesto sociale compromesso. In questo primo capitolo, dopo un breve ripasso del miracolo economico spagnolo d'inizio millennio, ne descriveremo il declino nei primi anni della crisi finanziaria, che in Spagna si e fortemente ripercossa sull'economia reale e sulle condizioni di vita dei cittadini.

Il peggioramento delle condizioni economiche e sempre stato una delle condizioni sine qua non per lo sviluppo di rivolte sociali. Per questo ci soffermeremo, oltre che sulla crisi politica di una socialdemocrazia prona agli interessi economici sovranazionali, sulle critiche condizioni economiche, in particolare sui temi lavorativo e abitativo, e la loro influenza sulle elezioni autonomiche4 del 22 maggio.

Ci addentreremo infine nella struttura delle reti che compongono la societa: quella mediatica che rende manifesto o occulto il malessere sociale, e i social network, in combinazione con l'universo del web 2.0, campo d'azione principale del 15m.

1.1 L0 spanish dream

Quando, in contrasto con la situazione economica attuale, si parla degli anni di prosperita bisogna immediatamente ricordare che questi anni in cui si registrarono tassi di crescita del Pil superiori alla media europea si basarono in buona misura sulla stupefacente crescita della bolla immobiliare e sulla non meno stupefacente crescita dell'indebitamento privato (di famiglie e imprese).5

Tutto cio provoco le seguenti conseguenze.

1) I salari reali non aumentarono dal 2000 ad oggi: d'altra parte, la domanda reale fu alimentata dall'indebitamento delle famiglie spagnole attraverso il credito facile, offerto dalla banche spagnole che a loro volta si indebitavano con le banche straniere (in particolare con quelle tedesche).
2) Non solo i salari reali non aumentarono, ma la partecipazione della massa salariale alla ricchezza nazionale non ha fatto altro che retrocedere nelle ultime decadi, mentre aumentava la partecipazione dei profitti imprenditoriali e, soprattutto, dei profitti da rendita e speculativi (immobiliari, finanziari, assicurativi e oligopolistici).
3) Mentre l'illusione di ricchezza generata dall'inflazione di attivi (soprattutto derivanti dalla casa) stimolava artificialmente la domanda effettiva e rompeva la lotta sindacale (perche intraprendere battaglie salariali, se si poteva ottenere credito facile per finanziare attivi come la casa, che avrebbero continuato a crescere di valore, offrendo cosi nuove opportunita per ulteriori crediti?) indeboliva la competitivita internazionale dell'economia produttiva spagnola aumentando il costo base della vita per la popolazione lavorativa, a causa dell'incredibile prezzo raggiunto dalle casa in Spagna.

Il massiccio indebitamento privato degli ultimi lustri permise di mantenere i conti pubblici risanati, condizione sulla quale basare politiche pubbliche piu o meno sociali.6

L'origine di questi anni di prosperita risale al 1998, secondo anno del primo mandato del governo conservatore di Jose Maria Aznar, quando fu approvata una riforma della legge sull'urbanizzazione. Il provvedimento prevedeva l'aumento del territorio urbanizzabile e la privatizzazione del mercato dei terreni, i quali avrebbero moltiplicato gli investimenti e portato alla costruzione di nuove case. L'aumento dell'offerta avrebbe quindi abbassato il prezzo della casa, con un beneficio per l'intera popolazione e la legge fu copiata da molte comunita autonome di differente colore politico.

Gli effetti del provvedimento furono riscontrabili nelle notevoli cifre che fece registrare il Pil7 : dal gia sostenuto +1,7% del primo trimestre 1996, la crescita si fece costante fino a stabilizzarsi, nei trimestri a cavallo tra il 1999 e il 2000, in un sorprendente +5%.

Nel 2002, con il settore edile in forte crescita, lo stesso governo del Partito Popolare approvo El decretazo, una riforma lavorativa che riducendo i diritti dei lavoratori mirava ad alzarne l'attrattiva. Le imprese avrebbero quindi investito maggiormente in risorse umane e la disoccupazione si sarebbe ridotta.

La domanda di manodopera ando effettivamente alle stelle, molti giovani lasciarono gli studi per lavorare nell'edilizia e nonostante si apri il rubinetto dei flussi migratori la disoccupazione scese, dal 22,9% del 1995 al 13,9% del 2000 fino al 9,2% del 2005.

Comprar case divento la moda del nutrito ceto medio spagnolo. Banche e casse di risparmio abbassarono i requisiti per accedere al credito, arrivando a proporre mutui da 40 anni.

La domanda di case crebbe, facendo alzare il prezzo al m2. Cio fece aumentare il prezzo del terreno - tassato in funzione dei profitti potenziali - che produsse un ulteriore crescita del prezzo della casa.

Secondo i dati della Sociedad de tasacion il prezzo medio al m2, che nel 1994 era di 954 euro, sali nel 2002 a 1.667 euro per arrivare a 2.516 euro nel 2005, quando la Spagna costruiva piu case che Francia, Italia e Germania assieme. Investire nel mattone risultava in ogni caso un buon affare, anche se non se ne avesse avuto la sufficiente liquidita, data la certezza di poter rivendere l'immobile a un prezzo maggiore.

Anche il credito facile si conquisto una certa popolarita e gli istituti combinarono i propri prestiti in pacchetti subprime, esimendosi da qualunque rischio di insolvenza del debito.

Le pratiche finanziarie divennero tanto disinvolte da permettere al Robin Hood de la banca, un trentenne barcellonese attivo nei movimenti sociali, di ottenere da differenti istituti bancari un totale di 492 mila euro, che destino ai movimenti sociali barcellonesi e a stampare 300 mila copie di una fanzine8 in cui spiegava dettagliatamente la truffa. Tutto cio senza intenzione di restituire il prestito e lanciando un j'accuse alle banche coinvolte9.

Le attitudini speculative, il credito facile e il boom delle costruzioni furono all'origine di quel lungo balzo del Pil battezzato spanish dream: fino al 2004 il Pil non scese mai sotto il 2,5%.

Il miracolo economico nascondeva pero una forte contrazione del potere d'acquisto: tra il 1998 e il 2005 la casa raddoppio in termini reali il suo prezzo, mentre i salari rimasero invariati. Nel 2005, al picco della prosperita, il reddito medio si situava attorno ai 20 mila euro.

Le prosperose condizioni economiche - e una politica di ferro sul terrorismo basco - davano il Partito Popolare vincente per la terza volta nelle elezioni del marzo 2004, ma le bombe di Al-Qaeda e la goffa gestione politica dell'attentato ne ribaltarono in risultato.

Aznar era uno dei componenti del Trio delle Azzorre e aveva partecipato all'invasione dell'Iraq, nonostante avesse molta Spagna contro di se10. Nonostante la campagna elettorale fosse stata dominata dal dibattito sulla partecipazione alla guerra, il Pp conservava un +4% sui socialdemocratici, almeno nei sondaggi d'intenzione, almeno fino al 11 marzo.

Alle 7.40 di quel giorno un commando della rete di Al-Qaeda fece esplodere simultaneamente diverse bombe su quattro treni della rete suburbana di Madrid. L'attacco causo 191 morti e circa mille feriti, e gia poche ore dopo l'attentato il governo ne assicurava la paternita basca. Mancavano solo 3 giorni alle elezioni.

I media si allinearono, il paese entro in lutto e “il 12 marzo oltre undici milioni di persone sfilarono per le strade spagnole contro ogni terrorismo, con tutti i partiti politici uniti nella manifestazione, in una rara esibizione di unita nazionale”11. Quello stesso 12 marzo i media Cadena Ser e La Vanguardia cominciarono a porre dubbi alla narrazione governativa: la montatura basca mostrava le sue prime debolezze.

La mattina del 13 marzo, giornata di riflessione12, un trentenne madrileno invio un sms a un gruppo di amici, “La chiamano giornata di riflessione e Urdazi13 sta lavorando? Oggi 13-m. Alle 18. Sede del Pp in calle Genova 13. Senza partiti. Silenzio per la verita! Fallo girare!”.

Alle 19 erano in 5 mila sotto le finestre dei conservatori, merito di sms, blog, mail e Nodo50.org14. Alle 20.20, il re costrinse il ministro dell'interno ad annunciare in tvla cattura della cellulajihadista, avvenuta gia nel pomeriggio.

II giorno seguente Jose Rodriguez Zapatero fu eletto primo ministro. Il premier piu social d'Europa mantenne la promessa elettorale e richiamo le truppe dall'Iraq, mentre aumento l'impegno militare nella missione Nato in Afghanistan. Un altro dei primi atti politici dal forte valore simbolico fu la creazione del Ministero dell'abitazione, che nelle intenzioni avrebbe dovuto garantire l'articolo 47 della costituzione che sancisce il diritto a “una casa degna e adeguata”.

Il governo Zapatero si rese protagonista di molte riforme del diritti civili che segnarono la storia spagnola di inizio millennio, mentre a livello economico continuo sostanzialmente con le stesse ricette neo-liberali dei conservatori, approfittando della bonaccia che trainava il sistema produttivo per ridistribuire gli avanzi del banchetto speculativo.

Un esempio su tutti fu proprio nel Piano statale abitativo 2005-2008 in cui si svilupparono le linee guida della politica immobiliare: favorire l'affitto tramite un'ulteriore cessione di terreni da dedicare a case a canone sociale. Peccato che sullo sfondo c'era un paese di 44 milioni di abitanti con oltre tre milioni di case vuote.

Nel maggio 2006 l'esecutivo approvo con l'accordo delle parti sociali - non succedeva dal 1997 - una nuova riforma lavorativa. L'accordo prevedeva la diminuzione del numero massimo di contratti a termine consecutivi in una stessa impresa e l'introduzione di incentivi, tra gli 800 e i 1.200 euro per tre anni, agli imprenditori che trasformassero in fisso un contratto a termine. La carota per i datori di lavoro fu il nuovo Contratto di sviluppo per l'impiego indeterminato con costi piu bassi per il licenziamento, orientato all'assunzione di categorie di lavoratori poco attrattive. Il Pil torno a salire, toccando a fine 2006 il picco di +4% e la disoccupazione, parallelamente, scese al suo minimo storico, il 7,95%, nel primo trimestre 2007.

Il 2007 vide l'approvazione di alcuni provvedimenti redistributivi, tra cui ricordiamo il cheque bebe, un assegno di 2.500 euro per ogni bambino nato o adottato, in vigore dal 1 luglio 2007 e gli aiuti per le famiglie a basso reddito con figli fino a 18 anni e per tutte le famiglie con un figlio disabile almeno al 33%. L'estate 2007 sara pero ricordata per l'inizio della crisi dei subprime spagnoli. In autunno le notizie del settore immobiliare cominciano a descrivere i sintomi della crisi imminente: discesa di vendite, prevendite e accensione di mutui.

Ma la speculazione non si fermava e il 2007 si chiuse con il prezzo al metro quadro a quota 2.905 euro.

Nel dicembre 2007 entro peraltro in vigore il canon digital, un'imposta di equo compenso che gravava sull'acquisto di masterizzatori, hard disk, lettori multimediali, supporti ottici e flash, fotocopiatrici, stampanti e scanner. Il provvedimento sara dichiarato parzialmente illegale dal tribunale europeo nell'ottobre 2010.

L'arrivo del 2008 porto invece con se la soppressione della tassa sul patrimonio e dell'obbligo di dichiarazione dello stesso. A contrappeso, i giovani tra i 22 e i 30 anni a basso reddito ricevettero un contributo di 210 euro al mese per l'affitto. Una simile manovra fu adottata per le famiglie, sotto forma di sgravi fiscali. Le elezioni si avvicinavano.

La nona legislatura sara la meno conflittuale, socialmente parlando, della giovane democrazia spagnola: si registrera il minor numero di ore di sciopero dal 1977. La disoccupazione si attesto, infatti, a 8,6% a fine 2007.

Le elezioni del 9 marzo 2008 confermarono l'esecutivo, ma non consentirono al Psoe di raggiungere la maggioranza assoluta nel Congreso15. Socialdemocratici e popolari aumentarono il numero di seggi a scapito della sinistra e dei partiti nazionalisti, consolidando un bipartitismo quasi perfetto: 323 deputati su 350 provenivano dai due partiti principali. Registrato il successo della tornata elettorale, Zapatero affermo che la sua priorita sarebbe stata “la lotta contro la decelerazione economica”.

Nel primo consiglio dei ministri il governo decise fu la restituzione ad ogni contribuente di 400 euro l'anno. Secondo una stima, questo regalo costo, per ognuno dei due anni in cui venne applicato, circa 6 miliardi di euro all'erario. Altri 4 miliardi di euro vennero investiti dal governo in fideiussioni alla banche per facilitare il finanziamento alle piccole e medie imprese e per l'acquisto di case popolari.

1.2 La socialdemocrazia in piena Crisi

L'abdicazione della democrazia puo prendere due forme: o ricorrendo ad una dittatura interna, sommettendo tutti i poteri all'uomo della provvidenza, o delegando i suoi poteri ad un'autorita esterna che, in nome della tecnica, esercitera, di fatto, il potere politico, perche in nome di un'economia sana si arriva molto facilmente a dettare la politica monetaria, finanziaria e sociale, cioe la politica nel senso piu ampio del termine.16

Lo scoppio della crisi finanziaria, nel settembre 2008, coincise con la formale entrata in recessione dell'economia spagnola: tra il terzo e il quarto trimestre 2008 il Pil scese da +0,3 a -1,4%. A livello finanziario, invece, lo scoppio della bolla immobiliare fece emergere chiaramente l'enorme volume d'indebitamento privato spagnolo e gli stabilizzatori automatici operarono sull'indebitamento pubblico, garante della stabilita finanziaria, il quale comincio a crescere. Nonostante cio, la prima reazione governativa fu quella di negare l'esistenza di una crisi e dimostrarlo nei fatti: due giorni prima di Natale 2008 l'esecutivo approvo un aumento medio delle pensioni minime del 6%, oltre all'incremento del 2,4% per il recupero dell’inflazione, e un aumento del 4% del salario minimo interprofessionale, da 600 a 624 euro mensili. Il regalo a pensionati e lavoratori fu notevole, data l'allarmante situazione economica contingente.

Il credito delle banche ai consumatori nel terzo trimestre del 2008 cadde di ben il 95%. Il turismo, principale settore economico, registro a novembre un preoccupante -11,6%, mentre la produzione industriale ad ottobre perse il 13%. La disoccupazione aumento del 66,4% - 1.280.300 licenziamenti - nel 2008, portando il numero totale di disoccupati a 3.207.900. Il tasso di disoccupazione si fisso al 13,9%, mai cosi alto da 9 anni, e il Pil crebbe solo dello 0,9%. Nota di colore, ma utile per comprendere l'entita della crisi: gli spagnoli risparmiarono il 3% nella popolarissima Lotteria di Natale 2008.

Le attese non tradirono e nel primo trimestre 2009, complici la stagione poco favorevole e le prime ripercussioni della crisi sul settore produttivo, scomparvero altri 766 mila posti di lavoro, portando la disoccupazione al 17,4%.

II governo continuö a negare l'esistenza la crisi e nelle dichiarazioni di Zapatero troviamo ancora tra febbraio e marzo 2009 belle intenzioni come “non renderemo piu economico per le imprese il licenziamento” e “i lavoratori non pagheranno la crisi”. In data 11 maggio 2009 il governo presentö un piano per riattivare l'economia, che si sostanziava nel taglio di 5 punti per tre anni all'Ires delle piccole e medie imprese e all'Irpef agli autonomi. Cinque giorni dopo, il 16 maggio, Zapatero ribadiva in una dichiarazione pubblica “finche ci sara una maggioranza socialista nel parlamento spagnolo ed europeo non approveremo tagli alla spesa sociale e ai diritti dei lavoratori, in nessun modo”.

Ma la crisi mostrava i denti, il surplus pubblico diminuiva e nel secondo trimestre 2009 il Pil registrö il suo peggiore storico, a -4,4%. L'esecutivo decise quindi di aprire una stagione di aumenti delle imposte dirette.

A giugno aumentö di 2,9 centesimi al litro l'accisa sui carburanti e del 12% quella sul tabacco, inoltre "con l'obiettivo di frenare l'importante incremento di consumo trinciato come prodotto sostitutivo alle sigarette”17 il governo introdusse un'ulteriore addizionale. Durante il Dibattito sullo stato della nazione svoltosi in quello stesso mese, Zapatero annunciö l'eliminazione delle deduzioni sull'acquisto della casa salvo per i ceti a reddito piu basso (fino a 24 mila euro), i quali erano ormai esclusi dal mercato immobiliare. Il rientro delle vacanze estive fu segnato dalla decisione del governo di aumentare l'Iva. Il provvedimento fu effettivo solo dal 1 di luglio 2010, alzando di un punto l'aliquota ridotta (dal 7 al 8%) e di due l'ordinaria (da 18 a 20%).

A fine 2009 il governo presentö un piano per l'aumento dell'eta pensionabile. La proposta si scontrö con l'opposizione delle parti sociali, degli altri partiti e di alcune correnti interne al Psoe, che dovette nel febbraio 2010 ritirare la proposta.

Il 2009 si chiuse con quasi 4,4 milioni di persone senza lavoro, dei quali 1,4 non ricevevano sussidi di disoccupazione. Il mercato del lavoro perse complessivamente 800 mila lavoratori, portando la disoccupazione al 18,8%, lo stesso livello del 1996, primo anno del mandato di Aznar. La caduta del Pil fu del 3,7%, la piu alta mai registrata, frutto di 6 trimestri consecutivi con segno negativo.

Tutto cio non basto all'Unione Europea, che il 9 maggio 2010 richiese al governo spagnolo di ridurre di 15 miliardi di euro la spesa sociale per rispettare il patto di stabilita. L'ingerenza segno il punto d'inflessione delle politiche sociali del governo, che aveva ormai accettato e fatto proprie le ricette delle stesse istituzioni, Fmi e Commissione Europea, che avevano elogiato il modello speculativo.

Il 12 maggio, infatti, l'esecutivo annuncio varie misure per frenare il debito pubblico: taglio medio del 5% ai salari dei dipendenti pubblici e congelamento degli stessi dal 1 gennaio 2011, eliminazione del Cheque-bebe sempre dal 1 gennaio e sospensione delle gabbie salariali per le pensioni, escludendo le non contributive e le minime. Allo stesso tempo, il governo taglio un totale di 6 miliardi in investimenti pubblici e 600 milioni in aiuti allo sviluppo.

Solo un mese piu tardi, il governo approvo una nuova riforma del mercato del lavoro senza l'accordo delle parti sociali, dato il fallimento dei due precedenti anni di trattative.

La riforma facilitava il licenziamento per giustificato motivo oggettivo visto che le imprese dovranno solo provare che “si deduce la ragionevolezza del licenziamento” dalla propria “situazione economica negativa”, senza neanche dover dimostrare l'esistenza di effettive perdite economiche.

Il secondo pilastro della riforma fu la generalizzazione del Contratto di sviluppo per l'impiego indeterminato, che permetteva all'impresa di licenziare il lavoratore senza alcuna ragione e pagando solo 25 giorni per anno lavorato. Cio suppose l'abolizione de facto del contratto a tempo indeterminato ordinario.

La riforma concesse inoltre maggiori poteri agli imprenditori per modificare unilateralmente le condizioni dei contratti di lavoro. Per esempio, permise che la distribuzione della giornata lavorativa potesse essere modificata dall'impresa scavalcando il contratto collettivo, mantenendo sempre il numero massimo di ore annuali. Dulcis in fundo, la riforma permise la realizzazione di tanti stage quanti titoli avesse conseguito un giovane precario, modificando la norma che fissava un massimo di uno stage per ramo di studio. La riforma venne qualificata come lesiva per i lavoratori, dai sindacati maggioritari che minacciarono uno sciopero generale. Il governo tiro dritto e una ventina di giorni dopo l'approvazione della riforma in Parlamento, la minaccia si compi.

Era il 29 settembre 2010 - non si convocava uno sciopero generale dal 20 giugno 2002 - la partecipazione fu moderata e principalmente nei settori storicamente mobilitati. Non ottenne, quindi, altri risultati oltre a lasciare tutti con un gran amaro in bocca.

Nel frattempo, l'estate segnava il ritorno del Pil spagnolo allo zero, raggiunto nel secondo trimestre del 2010, e al riaprirsi della stagione politica, il primo settembre 2010, Zapatero spiegö le sue priorita rispetto alla crisi: "Stiamo affrontando le riforme che piu preoccupano gli investitori internazionali".

E sembra effettivamente indirizzato verso questa preoccupazione il pacchetto che il governo approvö tre mesi dopo, ad inizio dicembre: soppressione del sussidio di 426 euro per i disoccupati senza ulteriori aiuti, privatizzazione del 30% delle Lotterie statali, del 49% di Anea (ente pubblico del traffico aereo civile) e del 100% dei due aeroporti internazionali spagnoli, Barajas di Madrid ed El Pra di Barcellona.

Nel 2010 il mercato del lavoro perse solo altre 370 mila unita, portando la cifra totale dei disoccupati a sfiorare i 4,7 milioni e il tasso di disoccupazione al 20,33%. La produzione industriale, parallelamente, calö del 2% nel 2010 e il Pil si fermö a -0,1%.

Il 2011 si apri con un nuovo aumento del tabacco: in media aumentarono di 25 centesimi le sigarette e di 65 centesimi i trinciati. Ma il mese chiave del 2011 spagnolo - come avremo modo di dimostrare anche nel secondo capitolo - fu febbraio, quando si portarono a compimento due manovre particolarmente antisociali, discusse per lungo tempo.

La prima fu la riforma delle pensioni. L'accordo tra governo, sindacati maggioritari e Patronal18 fu raggiunto il 2 febbraio dopo mesi di dialoghi sordi. La transizione al nuovo regime pensionistico comincera nel 2013 per concludersi nel 2027, quando per andare in pensione con il 100% a 65 anni occorreranno 38 anni e mezzo di contributi, contro i 35 precedenti. Il resto dei lavoratori dovra andare in pensione a 67 anni - contro i 65 precedenti -, e ricevera il 100% solo con 37 anni di contributi - contro 35. E per concludere gli anni di contributi in base ai quali si calcolava la pensione passarono dagli ultimi 15 agli ultimi 20 lavorati.

Un nuovo sciopero generale, minacciato dai sindacati nei momenti tesi della concertazione, non venne questa volta concretizzato da CcOo e Ugt.

L'altra manovra era rappresentata dalla seconda disposizione finale della Ley de Economia Sostenible, un progetto di rilancio dell'economia spagnola presentato a fine 2009 che non produsse gli effetti sperati. Il provvedimento nascondeva tra le pieghe delle disposizioni finali una norma che pretendeva regolare il download di contenuto sotto copyright, punendo con la chiusura le pagine che ospitassero hyperlink a materiale protetto. Come se non bastasse il governo aveva scelto la via amministrativa, piu rapida che quella giudiziale: sarebbe stata la Commissione amministrativa di proprietä intellettuale, di nomina ministeriale, a valutare e comminare le sentenze di censura.

La rinominata Ley Sinde (dal nome della ministro della cultura Angeles Gonzalez-Sinde) non trovö perö i necessari consensi parlamentari per essere approvata in questa forma. Cosi, a fine gennaio 2010 Psoe, Pp e Ciu19 raggiunsero l'accordo su un emendamento che inseriva un tramite giudiziale nell'esecuzione amministrativa. Concretamente, la Commissione necessitava ora un autorizzazione giudiziaria per poter requisire i dati dei pirati dai server. L'intesa si formalizzö il 15 febbraio, con l'ultimo voto al Congreso.

I successivi mesi fino al 15 maggio furono tempi di business as usual per i socialdemocratici spagnoli. Il 23 marzo il ministro dell'industria Miguel Sebastian si vantava in un viaggio negli Stati Uniti del fatto che “La Spagna ha i costi lavorativi piu competitivi d'Europa”. I due giorni seguenti, 24 e 25 marzo, a Bruxelles andö in scena un Consiglio Europeo dove i capi di stato e di governo strinsero il cosiddetto Patto per l'euro plus, che prevedeva ulteriori misure di austerity. Al vertice, Zapatero espose la proposta di agganciare i salari alla produttivita. Il giorno seguente, il 26 marzo, il premier comunicava questa ed altre politiche di tagli alla spesa sociale ai rappresentanti di 44 grandi imprese e banche spagnole, in un incontro che il giornalista Ignacio Escolar comparö satiricamente alla Camera dei Lord20.

Telefonica, una delle imprese invitate, impiego meno di una settimana a mettere in pratica la ricetta di Zapatero annunciando la pretesa che i salari di tutto il suo organico smettessero di aumentare coi prezzi. Il 17 aprile addirittura il ministro dell'economia Elena Salgado arrivo ad ammettere quello che ormai era un sentore comune: “la crisi la stanno pagando coloro che non ne sono responsabili”.

Ma come fu possibile quest'operazione che Domenech definisce “esplicita e radicale sottomissione del governo Zapatero ai mercati finanziari21 ”?

Il congiunto di controriforme adottato dal governo del Psoe a partire dalla meta della seconda legislatura di Jose Rodriguez Zapatero per far fronte alla crisi economica punta chiaramente a una socializzazione dei costi della crisi tra le classi subalterne, che meno approfittarono degli anni di prosperita economica. In questo senso suppone un programma di redistribuzione regressiva del reddito e una ridefinizione del patto sociale a beneficio dei piu ricchi.

D'altra parte, l'invocazione delle necessita dei mercati come causa oggettiva che giustifichi i governanti dell'Unione Europea a incompiere le promesse elettorali punta a una ridefinizione del contratto politico. Oltre ad essere espressione dell'erosione della sovranita popolare, modifica la natura stessa della rappresentazione democratica, screditandola e preparando le condizioni per la sua crisi. Sebbene questa posizione degli stati non costituisce una novita, lo e che si normalizzi l'invocazione dei mercati nel dibattito pubblico per evitare la resa dei conti dei governanti e, eventualmente, sospendere la possibilita di discuterne le politiche.

Nello stato spagnolo le controriforme sono state fino ad ora blindate dal consenso tra i due principali partiti politici, l'acquiescenza piu o meno forzata dei sindacati maggioritari e la convergenza della maggior parte di esperti, analisti e accademici. Questa operazione, che Slavoj Zizek descriverebbe come post politica, ha naturalizzato la gestione e l'essenza stessa della gestione politica della crisi, precisamente depoliticizzandola. Cosi, i motivi, le classi sociali e gli interessi favoriti dai tagli rimanevano fuori dalla discussione politica, che si riduceva a chi e quando recitasse quello che, a grandi linee, era lo stesso copione. Tutto il rumore attorno al come ha contribuito a sospendere il cosa e il perche dalla discussione pubblica, sottraendoli cosi alla volonta popolare. In questo modo si ottiene un consenso passivo che accetta le manovre come decisioni tecniche senza alternative percorribili, in un clima di cinismo individuale e di frammentazione e erosione delle identita collettive subalterne. Siamo di fronte al cuore dell'egemonia neo-liberale.

L'accordo Pp-Psoe e il patto firmato dalla Patronal, dal governo e dalle principali centrali sindacali costituiscono i pilastri di una manovra politica che allinea il campo politico generando una gran maggioranza di ordine e forzando i settori sociali piu colpiti dalle controriforme alla rassegnazione o all'isolamento. Il blocco dominante e stato capace, cosi, in un contesto di erosione dei diritti acquisiti e lasciando un numero crescente di necessita sociali insoddisfatte, di mantenere il consenso aumentando appena il livello di coercizione.22

Continuano a crescere la precarieta lavorativa e la disoccupazione, con sempre meno garanzie pubbliche. In particolare, la disoccupazione giovanile: si noti come la tanto pavoneggiata generazione di spagnoli megliopreparata della storia comincia a cercar fortuna in Germania, come dovettero fare i loro rassegnati nonni sotto il franchismo.23

Tenendo conto che la Spagna e la quinta economia europea, rappresentandone circa il 13% del Pil, e che stime indicano che l'economia sommersa vale circa un quinto del Pil statale, 205 miliardi concentrati tra edilizia, lavoratori autonomi, commercio, immobiliare e turismo, cerchiamo di descrivere la condizione lavorativa nei primi mesi del 2011 in Spagna.

Le rilevazioni sul primo trimestre 2011 hanno contato in Spagna 4.978.300 persone senza lavoro, e fissato il tasso di disoccupazione al 21,52%, il piu alto non solo d'Europa, ma anche dell'insieme dei paesi industrializzati. La crisi ha bruciato in meno di 3 anni 2,37 milioni di posti di lavoro e, di questi, oltre la meta nel settore edile.

La disoccupazione per i lavoratori che hanno ricevuto solo la formazione primaria si situa al 30,7%, piu del doppio rispetto a quelli che hanno un titolo superiore (12,5%) e dieci volte rispetto ai laureati.

La Spagna e inoltre uno dei paesi con maggiore disuguaglianza salariale dell'Unione Europea. La differenza tra i lavoratori che guadagnano di piu e quelli che guadagnano di meno e di 6,0. In Svezia e di solo 3,7, in Danimarca 4,6 volte e in Finlandia 3,7 volte. In Portogallo e di 6,0 e in Romania e di 6,70 volte. Le 150mila persone con lo stipendio piu alto dello stato guadagnano complessivamente lo stesso dei 3 milioni di lavoratori meno pagati di Spagna. Il 40% dei lavoratori spagnoli guadagna meno di 850 euro al mese, il 55% non arriva a1100 euro.

Il tasso di temporalita lavorativa sfiora il 25%. L'insieme dei disoccupati e degli occupati a tempo determinato e stimato in 11 milioni di persone, su 23 milioni di popolazione attiva. Si calcola inoltre che il 93,4% dei contratti di lavoro stipulati dopo la riforma lavorativa del 2010 fu a tempo determinato.

E facile quindi affermare che la precarieta e la caratteristica che meglio definisce il mercato del lavoro spagnolo. E non solo.

E la vita a rendersi precaria: la spesa per mantenere una famiglia media nel 2002 era di 15.970 euro l'anno e nel 2009 era salita a 30.411 euro, mentre i salari avevano perso il 10% del loro potere d'acquisto tra il 1995 e il 2010, quando un terzo delle famiglie spagnole dichiarava di non poter arrivare alla fine del mese, circa 1 milione 400 mila nuclei familiari avevano tutti i membri disoccupati e oltre due milioni di persone cercavano lavoro da oltre un anno.

I giovani fino a 34 anni, che compongono la meta dei quasi 5 milioni di disoccupati, sono la fascia sociale piu colpita dalla resaca economica: la disoccupazione per questa fascia d'eta s'attesta al 43,5% a febbraio, per gli under 25 e del 45% e del 20% per i laureati tra i 25 e i 29 anni. Altri record della zona euro.

II tasso temporalita lavorativa si attesta attorno al 70% per gli under 35, anche se nel 2004 superava gia il 50%. Sei giovani su dieci vivono con i propri genitori e il 55% dipende da loro per sopravvivere. L'eta media d'uscita dal nucleo familiare e di 32 anni, contro i 25 della media Europa. Secondo un'inchiesta del 200524 otto giovani su dieci preferirebbero emanciparsi, pero non possono sopportare il peso di un mutuo o di un affitto.

Non si sbagliava forse l'allora direttore del Fmi Dominique Strauss-Kahn, quando a inizio maggio 2011 definiva i giovani spagnoli “generazione persa”. Generazione che guarda all'estero, alle opportunita, facendo registrare oltre 100 mila emigrazioni nel 2010, contro le 36 mila del 2008. L'Ine stima 580 mila emigrazioni per il 2011.

Tra quelli che rimangono nella penisola ci sono invece 645.800 giovani tra i 16 e i 29 anni che ne studiano ne lavorano. Rappresentano il 7,4% della popolazione di quell'eta e sono diminuiti da quando, nel 2005, sfiorarono il milione. L'esigua rappresentativita sociale non ha impedito ai media mainstream iberici di renderli esempio dell'intera gioventu spagnola: dal 2008 una plurale campagna mediatica ha etichettato i giovani spagnoli come la generazione nini (ne-ne, ne studia ne lavora, nda), capace solo di farfiesta a suon di bottellon.

Dal canto loro, i due sindacati maggioritari, Comisiones obreras [CcOo] e Union general de los trabajadores [Ugt], hanno perso molta credibilita sociale. Vennero additati di poca reattivita quando convocarono uno sciopero generale solo tre mesi dopo la presentazione della riforma lavorativa. La riuscita a meta della mobilitazione mise in luce poi un'altra debolezza, ben riassunta dalle parole di due attivisti madrileni: “l'incapacita di dirigersi e mobilitare il settore postfordista della produzione, noi, le lavoratrici precarie. I sindacati tradizionali proteggono e rappresentano gli interessi dei lavoratori che hanno un posto di lavoro a cui difficilmente accederemo25 ”.

A febbraio si consumö quindi lo strappo definitivo, con la firma della riforma delle pensioni, che approfondi ulteriormente il discredito delle dirigenze sindacali. La strategia del salvare il salvabile non fu facilmente digerita da chi era rimasto a stomaco vuoto, cosi come la dichiarazione delle due centrali sindacali datata 12 maggio 2011: siamo disposti a discutere il modello salariale “con tutte le conseguenze”.

Dall'altra parte della barricata troviamo le 35 principali imprese spagnole, raccolte nell'Ibex35, indice unico della borsa iberica. Queste chiusero il bilancio 2010 con circa 50 miliardi di attivo, un 25% in piu che nel 2009, mentre mantenevano tutte interessi in qualche sorta di paradiso fiscale.

Gli alti dirigenti e i Cda di queste imprese, 540 persone, hanno un salario pari a 615 milioni di euro l'anno, lo stesso di circa 40mila lavoratori di salario medio.

Un caso emblematico esplose nel aprile 2011, quando Telefonica26 annunciö un piano di ristrutturazione che prevedeva il licenziamento di 6 mila lavoratori - il 20% del suo organico - mentre distribuiva 450 milioni di euro in benefit per i dirigenti e 6.900 milioni in dividendi. Tutto ciö con un attivo di oltre 10 miliardi di euro.

L'intervento del governo Zapatero nel sistema finanziario comincia nel marzo 2009 con il salvataggio della cassa di risparmio Caja Castilla-La Mancha, in cui investi 7.100 milioni di euro.

Nel luglio 2009 l'esecutivo passa alla fase due con la creazione del Frob, il Fondo di ristrutturazione bancaria ordinata, che aveva come obiettivo garantire la stabilita del sistema finanziario iberico favorendo la fusione delle numerose casse di risparmio spagnole. Le principali banche, infatti, avevano retto l'impatto della crisi finanziaria globale, mentre le casse di risparmio, fortemente esposte nell'edilizia, si trovavano, a quasi un anno dall'esplosione della crisi dei subprime, in pessime condizioni di solvenza Il Frob fu dotato inizialmente di 9 miliardi di euro, il 75% dei quali prelevati dal bilancio pubblico e il restante a carico dei Fondi di garanzia dei depositi creati ad hoc dalla entita finanziarie solventi. Il governo lascio ad ogni modo chiaro fin dal principio che lo sforzo del Frob avrebbe potuto richiedere fino a 90 miliardi di investimento, e si dichiaro disponibile a questa eventuale iniezione di liquidita. Le prime operazioni messe in atto dal Frob consistettero in prestiti al sistema finanziario sotto forma d'acquisto di azioni preferenziali senza diritto di voto per favorire le fusioni di distinte casse di risparmio. In totale vennero iniettati 9.674 milioni.

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Il risultato di queste operazioni fu la fusione di molte delle casse, che passarono dalle 45 del 2009 alle 14 di inizio 2011. Nello stesso anno le cinque principali banche spagnole guadagnavano 15 milioni di euro, tra cui spiccano gli 8,181 milioni di utili del Banco Santander e i 4,606 del Bbva.

Ma questo e solo un lato della medaglia. L'altro, opportunamente taciuto dai media mainstream, riguarda gli insolventi: dal 2007 al primo semestre 2011 si sono prodotte in Spagna 350 mila esecuzioni ipotecarie e 125 mila sgomberi. Tutto ciö mentre rimangono vuoti 3,5 milioni di alloggi, la meta dei quali posseduti da casse di risparmio, banche e palazzinari.

Non a caso il 7 marzo il quotidiano economico Expansion pubblicö una lettera del presidente dell'Associazione bancaria spagnola che chiedeva alla ministro dell'economia Elena Salgado che il governo non approvasse la dazione in pagamento, ovvero la restituzione dell'immobile come forma di estinzione del mutuo di un creditore insolvente. Il governo si dimoströ ancora una volta prono agli interessi finanziari e il ]22 febbraio il congresso rifiuto con i voti di Pp e Psoe un provvedimento sulla dazione in pagamento proposto da Erc27 e Iu-Icv28.

Nel frattempo il Banco de Espana29 aveva stimato in dicembre un'esposizione totale delle casse di risparmio nel settore immobiliare di 217 milioni di euro, dei quali il 46% era “potenzialmente problematico”.

Il 10 marzo 2011 lo stesso Banco de Espana rese nota la necessita di capitale delle casse di risparmio spagnole: ulteriori 15,152 milioni di euro. Quello stesso giorno il Congreso approvö un secondo piano di ricapitalizzazione delle entita finanziarie, con il quale impose l'obbligo di risolvere i problemi di solvenza entro il 30 settembre 2010 tramite l'entrata in borsa, la chiusura di alcune filiali o la riduzione dell'organico. Nel caso il risanamento non dovesse compiersi entro fine settembre, le casse di risparmio insolventi saranno commissionate dal Frob e dovranno automaticamente convertirsi in banche.

Contemporaneamente, nel primo trimestre 2011, vennero sfrattate 15.491 famiglie, il 36,9% in piu dell'anno precedente, a conferma delle parole di Emilio Botin, presidente della maggiore banca spagnola che il 1 di aprile dichiarava, a proposito del suo Banco Santander, “Siamo i vincitori della crisi economica e finanziaria globale”.

1.2.3 Opinioni ed elecciones

La gente comune, come mostrano le inchieste, si rende conto perfettamente che la democrazia e stata sequestrata da un'aristocrazia finanziaria globale capace di imporre,30 senza troppi ricatti, le proprie politiche a governi democraticamente eletti, di qualunque colore siano. La chiamata "classe politica" si e adeguata per varie regioni a questa situazione, e soffre di un discredito popolare che non si ricordava in Europa dagli anni '20 o '30 del secolo scorso.31

A dare concretezza alle parole di Domenech sopra riportate giungono i dati del Cis (Centro de investigaciones sociologicas, principale istituto di ricerca sociale spagnolo) che raccoglie nel suo Barometro d'opinione le tendenze cognitive degli spagnoli. Nell'aprile 2011, il 66% degli spagnoli considerava la situazione politica mala o muy mala, e piu della meta credeva che non sarebbe migliorata ne a breve ne a lungo termine. Nello stesso mese il 21,5% degli intervistati riteneva che il principale problema del paese era la classe politica e i partiti, solo dietro la disoccupazione e i problemi di indole economica. Fino al maggio 2009 la percentuale di spagnoli con quest'opinione oscillava tra il7e il 10%. Lo stesso succede con la percezione della corruzione, che nel marzo 2008 era rilevata come principale problema nel 0,2% degli intervistati, mentre nel maggio 2011 si riscontrava esponenzialmente nel 6,2% delle risposte.

Un'altra inchiesta rivela inoltre che la meta degli elettori pensa che i partiti rappresentino solo i propri interessi e il 70% afferma di non sentirsi rappresentato da nessun partito. Il 73% pensa addirittura che la loro struttura allontani le persone piu preparate e competenti dalla gestione della cosa pubblica.

I massimi dirigenti dei due partiti maggioritari, Zapatero (Psoe) e Rajoy (Pp), battono infine tutti i record di impopolarita: attorno al 75% della popolazione dichiara di non provare fiducia nei loro confronti.

II confronto tra i numeri rivelati nell'aprile 2008 e nell'aprile 2011 illustra statisticamente la perdita di fiducia nel sistema politico bipolare.

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Per quanto riguarda la questione giovanile, uno spagnolo su tre e il 70% di chi ha piu di 55 anni ritiene che la situazione giovanile in Spagna non sia mai stata cosi grave. Le opinioni degli interessati sono invece raccolte nel sondaggio d'opinione di Injuve del 2009: i giovani tra i 15 e i 29 anni giudicano i partiti meritevoli di un 3 su 10, il Congreso di un 3,6 e i sindacati maggioritari di un 4. Il problema maggiormente avvertito dai giovani e la disoccupazione, prima preoccupazione per il 60%. E il 40% degli under 24 che un lavoro ce l'ha vede “probabile o molto probabile” perdere il proprio posto nei prossimi mesi.

La consolidata dinamica bipartitica prevede il voto di castigo per il partito che si ritenga responsabile di un fallimento governativo o peggio ancora di una crisi sociale come quella qui descritta. Ed effettivamente questa era la predisposizione dell'elettorato nelle settimane precedenti le elezioni autonomiche del 22 maggio 2011.

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I partiti nazionalisti avrebbero infine mantenuto le proprie percentuali, con l'incognita della sinistra indipendentista basca, legalizzata poche settimane prima del 22 maggio.

II Partito popolare si sarebbe quindi accaparrato le ultime comunita autonome rimaste rosse, consolidando un impero decentrato - a cui si sottraggono solo Andalusia, Asturie, Canarie, Catalogna, Navarra e Paesi Baschi, 6 su 17 - da cui dipende, secondo l'ordinamento spagnolo, l'erogazione della maggior parte dei servizi pubblici. Il Psoe sarebbe invece affondato, perdendo i propri feudi tradizionali e il comune di Barcellona, rimasto ininterrottamente a giuda socialdemocratica dalla morte di Franco, nel 1975.

Tutto cio nonostante entrambi i partiti maggioritari avessero incluso nelle proprie liste elettorali personaggi condannati o imputati in casi giudiziari di corruzione. El Pais contava32 circa un centinaio di candidati con queste credenziali, distribuiti principalmente tra Pp, la meta, e Psoe, il 35%.

1.3 Le reti della societa

Le reti costituiscono il modello 33 fondamentale della vita, di ogni genere di vita. Come scrive Fritjof Capra "la rete e un modello che e comune a tutta la vita. Dovunque vediamo vita vediamo reti"34

Il termine Societa in rete si riferisce alla struttura sociale risultante dall' interazione tra organizzazione sociale, cambiamento sociale e il paradigma tecnologico costruito attorno alle tecnologie digitali della informazione e della comunicazione. La Societa in rete conta con una struttura sociale composta da reti potenziate dalle tecnologie della informazione e della comunicazione basate sulla microelettronica. In questo contesto, il potere e ridefinito ma non scompare, perche la dominazione e la resistenza cambiano di carattere a seconda della struttura sociale specifica nella quale si praticano. Nella societa in rete le forme di potere seguono la logica del “potere di creazione delle reti” ed esercitano il controllo attraverso due meccanismi fondamentali: la possibilita di programmare-riprogrammare le reti secondo degli obiettivi che vengano loro assegnati e l'abilita di connettere differenti reti per assicurare la cooperazione condividendo obiettivi comuni e incrementando le risorse complessive. Inquadrandola in una prospettiva storica, la Societa in rete si sviluppa nell'eta postindustriale a cavallo dell'anno 2000 e sostituisce le precedenti sistematizzazioni teoriche di Societa dell'informazione o della conoscenza.

1.3.1 La rete mediatica mainstream

Tutte le reti hanno un tratto comune: idee, visioni, progetti e frame generano i programmi, che sono materiali culturali. Nella societa in rete la cultura e 35 in gran parte incorporata nel processo di comunicazione, in particolare nell'ipertesto elettronico, il cui nucleo e costituito dalle reti di business multimediali globali. Cosi, le idee possono essere generate da una varieta di origini, e connesse a specifici interessi e subculture, ma sono elaborate nella societa in base al modo in cui vengono rappresentate nel regno della comunicazione. E in ultima analisi queste idee raggiungono le popolazioni di ciascuna rete in relazione al livello di esposizione di queste popolazioni ai processi di comunicazione. Cosi, il controllo delle reti di comunicazione, o l'influenza su di esse, e la capacita di creare un efficace processo di comunicazione e di persuasione lungo le linee che assecondano i progetti degli aspiranti programmatori, sono le risorse chiave nella capacita di programmare ciascuna rete.36

La rete mediatica mainstream spagnola e composta da 7 hub fondamentali, corrispondenti ai 7 gruppi imprenditoriali principali: Prisa , Vocento, Unidad Editorial, Planeta, Godo, Zeta e Mediapro.

Il maggior gruppo di comunicazione e Prisa, una multinazionale presente in 22 paesi tra America e Europa. E controllato dal fondo d'investimento statunitense Liberty (57,7%), partecipato, tra gli altri, da UBS (4,57%), Deutsche Bank (3,39%), HSBC (3,21%), BNP Paribas (3,1%), Bank of America (3,04%) e in minor misura da Goldman Sachs, Morgan Stanley, Citygroup e Credit Suisse. Il Grupo Prisa possiede El Pais, primo quotidiano, simile per linea editoriale a La Repubblica e il secondo economico Cinco Dias; nel radiofonico controlla la capillare Cadena Ser, piu antica e piu ascoltata. Detiene inoltre il 17,3% di Mediaset Espana, maggior gruppo audiovisivo spagnolo che emette Telecinco e Cuatro, secondo e quarto canale generalista, oltre alla piattaforma satellitare Digital+ e l'agenzia stampa audiovisiva ATLAS.

Nel campo della carta stampata, la leadership e ad ogni modo mantenuta dal Grupo Vocento, posseduto da un centinaio di imprese spagnole, tra le quali spiccano l'immobiliare Mezouna, la finanziaria Valjarafe, la vinicola Cnve, la finanziaria Bycomel, il fondo d'investimento Energay, e la banca Bbva. Al gruppo Vocento appartengono .ABC, il piu longevo quotidiano, referente della destra spagnola, cattolico, conservatore e monarchico e il secondo free-press Que!, oltre a dodici quotidiani regionali. Dalle frequenze di sua proprieta trasmettono i canali televisivi Intereconomia, referente audiovisivo della destra spagnola, Disney Channel e Mtv Espana.

A Unidad Editorial - controllata al 96,31% da Rcs - appartengono quotidiani di grande tiratura come El Mundo, secondo generalista che prova a scalzare il posto di referente adABC e il primo economico Expansion.

Il Grupo Planeta conta con il terzo quotidiano conservatore La Razon, il terzo freepress ADN e una grande partecipazione (45%) con Rtl group - Bertellsman (20%) e Banco Sabadell (6%) nel Grupo Antena3, il quale emette il terzo canale generalista Antena3 e la seconda catena radiofonica generalista Onda Cero.

Il Grupo Godo, di proprieta della famiglia Godö - storica famiglia dell'alta borghesia catalana con interessi ne La Caixa, prima cassa di risparmio europea e terza entita finanziaria spagnola - e la piu vecchia societa editoriale tuttora attiva ed e editore del quotidiano La Vanguardia, referente in Catalogna.

Il Grupo Zeta e un macrogruppo della carta stampata che conta con nove quotidiani regionali e diciassette periodici, tra le sue pubblicazioni annovera il quotidiano El periodico de Cataluna, secondo della regione, e le riviste Interviu e Tiempo. Partecipa al 20% nel Gruppo Schibsted, un conglomerato multimedia norvegese che pubblica il medium cartaceo piu letto in Spagna: il freepress 2ominutos, che dal 2000 esce nelle 15 principali citta spagnole. Sia l'edizione cartacea che quella online sono pubblicate sotto licenza creative commons, la linea editoriale e progressista e la redazione fa ampio uso di articoli propri. Ha inoltre una forte vocazione per le reti sociali, dimostrata dalla propria pagina web, progettata in pieno stile 2.0.

Infine troviamo Mediapro, un gruppo nato nel 1994 di proprieta degli imprenditori audiovisivi Tatxo Benet e Jaume Roures, vicini a Zapatero. Edita il quinto quotidiano nazionale Publico, format giovanile e linea editoriale di poco a sinistra rispetto ad El Pais e produce, assieme al macrogruppo mediatico messicano Televisa e la cassa di risparmio Bilbao Bizkaia Kutxa, il quinto canale generalista La Sexta, a target giovanile.

Le emittenti pubbliche statali sono invece raggruppate nella Corporacion Radio Television Espanola, l'impresa pubblica che produce il primo canale televisivo generalista La 1, il culturale La 2, il canale allnews 24h e la catena radiofonica RNE. Lo stato e anche proprietario di Efe, prima agenzia stampa del paese, prima ispanofona nel mondo e quarta a livello mondiale. Sua diretta concorrente e Europapress, di proprieta di Luis Martin Cabiedes, un imprenditore nel campo delle nuove tecnologie.

Ogni regione ha infine i propri canali televisivi autonomici pubblici e svariati quotidiani locali, i quali hanno sempre avuto una forte dipendenza informativa e finanziaria dai poteri locali essendo in molti casi posseduti dai referenti finanziari, imprenditoriali e politici della regione.

Entrando nel merito del sistema mediatico mainstream spagnolo, il rapporto Medios de Comunicacion Tendencias '06 rileva che la polarizzazione politica dei media spagnoli e tanto marcata, “che il contenuto delle agende e l'abituale editorializzazione dell'attualita puntano, in molti casi, non tanto ad informare, ma a trasmettere o accentuare la polarizzazione“. Polarizzazione attribuibile alla forza della preagenda esercitata sui media mainstream.

La preagenda e uno spazio definito in buona misura dall'emittente che fissa, espressamente o tacitamente, gli spazi e le linee d'interesse preferenti e i territori proibiti. Si avverte sempre piu l'incorporazione e il protagonismo nel sistema mediatico di emittenti i quali interessi non si esauriscono nello specifico ambito mediatico, ma che sono l'espressione di ampie concentrazioni di interessi che configurano i nuclei duri dell'economia o delle corporazioni di riferimento di un paese. Interessi e contesti che possono convertirsi in fonti interessati e induttori potenziali del discorso mediatico, fino a stabilire modelli di costruzione della realta, azione che si traduce, a livello del pubblico, in meccanismi di formazione dell'opinione.

In Spagna i media pubblici, sia statali che autonomici, risaltano per l'elevato livello di preagenda governativa nei propri spazi informativi, che supera le quote convenzionali del giornalismo istituzionale par approssimarsi a versioni viziate e parziali della realta che collidono con il diritto pubblico all'informazione.37

Da parte loro, i teleascoltatori rilevano svariate criticita del sistema informativo. Oltre alla tendenza - comune ai media dei paesi postindustriali - verso l'informazione-spettacolo, le caratteristiche negative che influiscono sulla mancanza di fiducia verso i professionisti dei media sono: l'eccessivo trattamento del gossip, la mancanza di oggettivita e la politicizzazione dell'informazione. Quasi un teleascoltatore su due considera che le notizie sono molto condizionate dagli interessi dei politici e, conseguentemente, la fascia sociale piu critica verso la tv e quella dei giovani tra i 14 e i 24 anni, che rappresentano solo il 6,6% dei televidenti.

In ogni caso, la gente si affida in larga misura ai mass media per ottenere gran parte delle informazioni politicamente rilevanti e, nonostante la crescente importanza di internet, la televisione e la radio restano le fonti ritenute piu affidabili per le notizie politiche. Cio comporta l'accettazione dei frame proposti dai media mainstream come modelli di interpretazione della realta.

Il framing e il processo con cui si selezionano e sottolineano alcuni aspetti di eventi o temi e si stabiliscono tra loro connessioni in modo tale da promuovere una particolare interpretazione, valutazione e/o soluzione. Il framing e un meccanismo fondamentale nell'attivazione della mente perche lega direttamente la struttura di una narrazione veicolata dai media alle reti neurali cerebrali. Il framing, come azione da parte del mittente del messaggio, e a volte deliberato, a volte accidentale e a volte istintivo. Ma fornisce sempre una connessione diretta tra il messaggio, il cervello ricevente e l'azione che segue. I frame non sono solo parole, anche se le parole o le immagini sono indispensabili per costruire il frame e per comunicarlo. Il punto fondamentale e che i frame non sono esterni alla mente. Solo quei frame che sono in grado di connettersi al messaggio di frame preesistenti diventano attivatori di condotta.38

Il . frame . dominante . proposto . dai . media . mainstream . riguardo . la . crisi . e riassumibile in una frase, molto diffusa fino al 15 maggio, Questa situazione si risolve solo con l'aiuto di tutti39. E evidente che il complemento di modo con l'aiuto di tutti nasconde dietro l'apparenza collaborativa il tentativo di naturalizzare e fare quindi accettare la socializzazione delle perdite derivanti dalla crisi. Non a caso, nel febbraio 2010, l'Unione della Camere di Commercio in combutta con le principali grandi imprese e banche spagnole usö lo slogan come messaggio trainante di una campagna di comunicazione sociale40.

1.3.2 Lr autocomunicazione di massa e la resistenza reticolare

Paradossalmente, il cedimento dello stato agli interessi del capitale porta alla nascita di una nuova forma di comunicazione che potrebbe accrescere il potere dei cittadini sia sul capitale sia sullo stato.41

Nell'ambito della Societa in rete emerge una nuova peculiare forma di comunicazione, che ibrida la tradizionale dicotomia tra quella di massa e quella interpersonale, e prende il nome di autocomunicazione di massa.

Con la diffusione di internet e emersa una nuova forma di comunicazione interattiva caratterizzata dalla possibilita di inviare massaggi many to many in tempo reale o in un momento stabilito e con la possibilita di usare la comunicazione point to point, il narrowcasting o broadcasting a seconda dello scopo e della caratteristiche della pratica comunicativa prescelta. Chiamo autocomunicazione di massa questa forma storicamente nuova di comunicazione. E comunicazione di massa perche ha la potenzialita di raggiungere un pubblico globale, ma e contemporaneamente autocomunicazione perche la produzione del messaggio e autogenerata, la definizione dei potenziali destinatari e autodiretta e il reperimento di specifici messaggi o contenuti da internet e dalle reti di comunicazione elettronica e autoselezionato.42

L'attore sociale che pratica questa nuova forma di comunicazione e quel mittente-ricevente, spesso denominato con il termine aziendalista prosumer.

Le reti orizzontali di comunicazione basate su internet sono attivate da soggetti comunicativi che determinano sia il contenuto che la destinazione del messaggio, e sono contemporaneamente mittenti e riceventi di flussi multidirezionali di messaggi. Seguendo la terminologia di Eco i mittenti sono anche destinatari, cosi un nuovo soggetto della comunicazione, il mittente-ricevente, emerge come figura centrale dalla galassia internet.43

[...]


1 Resaca si traduce con riflusso opostumi

2 I dati senza fonte di questo capitolo sono tratti dall'Instituto Nacional de Estadistica -ine.es, da El Pais, Publico e 2ominutos

3 Espanistan - youtube.com/watch?v=N7P2ExRF3GQ

4 Regionali

5 I dati e le analisi di questo paragrafo sono in gran parte basati sulla clip Espanistan, mentre il racconto delle elezioni 2004 su Castells, 2009:444-460

6 Domenech, 2011: 34

7 Ogni variazione percentuale degli indicatori macroeconomici utilizzati s'intende su base annua

8 17-s.info/sites/default/files/publicacion/crisi.pdf

9 elpais.com/articulo/economia/Robin/banca/convierte/juicio/impago/alegato/entidades/elp epuespcat/2Q111118elpepueco_4/T es

10 Il movimento contro la guerra in Iraq fu tanto massivo come effimero

11 Castells, 2009:449

12 Giorno precedente alle elezioni in cui e imposto il silenzio elettorale

13 Allora direttore dell'informazione di Tve

14 Server e progetto autonomo di controinformazione orientato ai movimenti sociali per i paesi ispanofoni

15 Camera bassa del parlamento spagnolo

16 Discorso di Pierre Mendes France, partigiano socialista, aW'asemblee nationale - xn--lecanardrpublicain-jwb.net/spip.php?article163

17 publico.es/231967/el-gobierno-penaliza-a-los-fumadores-de-tabaco-de-liar

18 Termine utilizzato per riferirsi all'associazione degli industriali

19 Partito nazionalista catalano liberaldemocratico

20 Inteso come terza camera parlamentare de facto - escolar.net/MT/archives/2011/03/la-camara-de-los-lores.html

21 Domenech, 2011:41

22 Errejon, 2011:69

23 Domenech, 2011:36

24 Juventud y Vivienda. Sondeo de opinion y situacion de la gentejoven

25 Gimenez e Padilla, 2011:40

26 Societa di telecomunicazioni statale, liberalizzata ma sotto il controllo governativo.

27 Partito nazionalista catalano socialista

28 Izquierda Unida - Iniciativa per Catalunya Verds raggruppa il Partito comunista e gli ecologisti catalani.

29 Banca centrale spagnola

30 Elecciones si traduce elezioni ma anche scelte

31 Domenech, 2011:38

32 elpais.com/articulo/espana/corrupcion/presenta/elecciones/elpepiesp/20110410elpepinac_ 1/Tes

33 L'ossatura teorica e tratta da Manuel Castells - ComunicazioneePotere (2009).

34 Castells, 2009:15

35 L'analisi strutturale e basata su Pasqual Serrano - Traficantes de informacion (2010).

36 Castells, 2009:47

37 Diaz Nosty, 2000:2

38 Castells, 2009:196

39 Gimenez e Padilla, 2011:41

40 youtube.com/watch?v=pLrph1 OkrUc

41 Castells, 2009:141

42 Castells, 2009:60

43 Castells, 2009:158

Details

Pages
121
Year
2011
ISBN (Book)
9783656105862
File size
2.3 MB
Language
Italian
Catalog Number
v184978
Institution / College
Università degli Studi di Milano – Facoltà di scienze politiche
Grade
110 e lode/ 110
Tags
15m indignati indignados democracia real ya

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Title: Il movimento 15m e l'autocomunicazione di massa